Guida al Salento

Parabita, il cuore segreto del Salento: dagli Scazzati incappucciati alla corsa dei Curraturi

27 Marzo 2026 · Francesco

Luminarie della festa patronale di Parabita illuminate di notte con archi colorati

Parabita, il cuore segreto del Salento: dagli Scazzati incappucciati alla corsa dei Curraturi

Luminarie della festa patronale di Parabita illuminate di notte con archi colorati

C’è un Salento che non trovi sulle cartoline. Non ha spiagge bianche né lidi affollati, ma ha qualcosa che il mare non può dare: il battito di una comunità che attraversa intatta tremila anni di storia. Parabita è quel Salento. Un borgo di circa 9.000 abitanti adagiato ai piedi della Serra di Sant’Eleuterio, a soli 12 km da Gallipoli e 40 da Lecce, dove le confraternite fondate nel Seicento organizzano ancora processioni con la stessa struttura di tre secoli e mezzo fa, dove i penitenti camminano scalzi trascinando catene di ferro il Venerdì Santo, e dove a maggio i corridori ripetono la corsa del contadino che scoprì l’immagine miracolosa della Madonna.

Parabita non è un paese che si “visita”: è un luogo che si vive. E questa guida racconta come.

Da Bavota a Parabita: una storia che inizia nel Paleolitico

La presenza umana in questa zona del Salento è antichissima. Nel 1966, nella Grotta delle Veneri in località Monaci, furono scoperte due straordinarie statuine in osso di cavallo risalenti a circa 12.000-14.000 anni fa: le “Veneri di Parabita”, alte appena 9 e 6 centimetri, raffiguranti donne gravide. Sono tra le testimonianze più preziose dell’arte paleolitica nel Mediterraneo, oggi conservate al Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Intorno al 1000 a.C. sorse nelle vicinanze Bavota, potente città messapica poi romanizzata. Nel 927 d.C. i Saraceni la distrussero. I sopravvissuti si spostarono più a sud, fondando un nuovo casale protetto da mura con quattro porte — Porta di Lecce, Porta di Gallipoli, e altre due — che divenne l’attuale Parabita. Il nome potrebbe derivare dal neogreco para-bata, “varco, passaggio”, coerente con la posizione del borgo presso un valico naturale della Serra.

Dopo gli Angioini, costruttori del castello, la figura più luminosa fu Pirro Castriota, condottiero albanese che ottenne Parabita dopo la battaglia di Pergolaci nel 1528 e ne fece un centro colto e protetto. Nel 1689 il feudo passò ai Ferrari, che lo elevarono a ducato: chiese, conventi, opere d’arte — l’impronta della famiglia ducale si legge ancora oggi in ogni pietra del centro storico.

Il castello angioino con i bastioni a lancia

Il Castello di Parabita, affacciato su Piazza Umberto I, è il monumento più imponente del borgo. Costruito dagli Angioini nel XIV secolo, fu trasformato tra il 1540 e il 1545 dall’architetto militare Evangelista Menga — lo stesso dei castelli di Copertino e Lecce — su commissione di Pirro Castriota. I torrioni medievali furono sostituiti da quattro bastioni a lancia, progettati per resistere all’artiglieria rinascimentale. All’interno si conservano volte a botte, una volta a padiglione nella camera ducale e una suggestiva volta ogivale nella sala delle armi. Il castello è oggi di proprietà privata e non è visitabile internamente, ma il suo profilo possente si ammira splendidamente dalla piazza.

Il Santuario della Madonna della Coltura e il monolite bizantino

Il cuore spirituale di Parabita è la Basilica-Santuario della Madonna della Coltura, che custodisce un tesoro unico: un monolite di pietra con un affresco bizantino dell’XI-XII secolo raffigurante la Vergine col Bambino. La leggenda racconta che un contadino, arando, vide i suoi buoi inginocchiarsi e rifiutare di proseguire; scavando, portò alla luce la sacra immagine, probabilmente nascosta dai monaci basiliani durante le persecuzioni iconoclaste.

Il Santuario attuale, in stile neogotico-romanico, fu inaugurato nel 1922. All’interno, 18 dipinti di Mario Prayer illustrano la vita della Vergine. Giovanni Paolo II lo elevò a Basilica Minore nel 1999. Il campanile svetta per 42 metri ed è protagonista del tradizionale “Incendio del Campanile” durante la festa patronale di maggio.

Novità 2026: la Chiesa del Crocifisso riaperta con affreschi inediti

Una notizia freschissima per chi visita Parabita nel 2026: la Chiesa del SS. Crocifisso (detta di San Pasquale), annessa all’ex convento degli Alcantarini, è stata riaperta solennemente il 13 febbraio 2026 dopo un restauro finanziato con fondi PNRR. I lavori hanno prodotto scoperte emozionanti: la rimozione degli strati successivi ha svelato un ciclo figurativo francescano nascosto per generazioni, con al centro del catino absidale una scena inedita di San Francesco con Dante, Giotto e Cristoforo Colombo. La chiesa custodisce anche un presepe settecentesco di scuola napoletana e una biblioteca di 570 volumi stampati tra il 1491 e il 1830.

La Settimana Santa a Parabita: gli Scazzati e il rogo della Caremma

La Settimana Santa di Parabita è tra le più intense del calendario liturgico salentino. Nel 2026 cade dal 29 marzo al 5 aprile.

GiornoOrarioEvento
Gio 2 aprileseraGiovedì Santo — Visita ai Sepolcri (li Sebburchi), giro delle chiese in numero dispari
Ven 3 aprilepomeriggioPROCESSIONE DEL VENERDÌ SANTO con gli Scazzati incappucciati
Sab 4 aprileore 12:00Scoppio della Caremma — rogo del fantoccio quaresimale
Dom 5 aprilemattinaPasqua — Messa solenne, pranzo pasquale con cuddhure e pitta di patate

Il Giovedì Santo: la visita ai Sepolcri

La sera del Giovedì Santo, le chiese di Parabita allestiscono gli altari della reposizione — i sabburchi in dialetto — decorati con germogli di grano pallido cresciuti al buio, fiori bianchi e candele. I fedeli compiono il tradizionale giro ti li sebburchi visitando le chiese in numero rigorosamente dispari. La Confraternita delle Anime prepara il proprio altare nella Chiesa di Santa Maria Liberatrice, costruita nel 1738.

Il Venerdì Santo: la processione degli Scazzati

Il cuore pulsante della Settimana Santa parabitana è la processione del Venerdì Santo, organizzata dalla Confraternita Maria SS. delle Anime del Purgatorio, fondata nel 1660 dal vescovo spagnolo Giovanni Montoya de Cardona e aggregata all’Arciconfraternita della Buona Morte di Roma nel 1686.

Apre il corteo la trozzula — il suo suono secco e sinistro annuncia il passaggio del Cristo morto nei vicoli del borgo. Seguono tromba e tamburo, poi il labaro della Confraternita con la vela color cenere. Ma l’elemento che rende unica questa processione sono gli Scazzati: penitenti incappucciati, a piedi nudi, che portano sulle spalle grosse croci di legno e trascinano ai piedi pesanti catene di ferro, avanzando con la caratteristica nazzicata — un passo oscillante, avanti e indietro, che amplifica il senso di espiazione. Le loro identità sono note a pochissimi.

I confratelli in abito cinereo con mozzetta decorata e cappello da pellegrino scortano l’Urna del Cristo morto e la statua della Madonna Addolorata, portate a spalla attraverso il centro storico. Una banda esegue marce funebri che risuonano tra le stradine del borgo. Prima della processione serale, a mezzogiorno del Venerdì, la confraternita parte in pellegrinaggio verso le altre chiese di Parabita portando una croce di legno senza crocifisso.

Il Sabato Santo: lo scoppio della Caremma

A mezzogiorno del Sabato Santo si compie il rito dello scoppio della Caremma. Un fantoccio di paglia con le sembianze di una vecchia vestita di nero — esposto sui balconi dal Mercoledì delle Ceneri, con fuso e conocchia nella mano sinistra e un’arancia amara con sette piume di gallina nella destra — viene dato alle fiamme in piazza mentre le campane suonano a festa e i mortaretti esplodono. La Quaresima è finita, la vita trionfa. A Parabita si dice che chi allestisce la Caremma una volta debba farlo per sette anni consecutivi.

I Curraturi: la corsa rituale della festa patronale

Attenzione: i Curraturi non appartengono alla Settimana Santa. Si tratta di una tradizione legata alla Festa della Madonna della Coltura, che si celebra l’ultimo fine settimana di maggio — e che da sola vale il viaggio.

La Corsa dei Curraturi rievoca la corsa del contadino che, scoperto il monolite con l’immagine della Madonna, si precipitò verso il paese per annunciare il miracolo. Si svolge a mezzogiorno in punto della domenica: i corridori partono dalla zona della Masseria Il Paradiso, sulla via per Alezio, e attraversano Via Coltura tra due ali di folla, arrivando “a sutta ’a porta” — dove sorgeva l’antica Porta di Gallipoli. Il percorso copre circa 1,5 km. I bambini precedono gli adulti, alcuni portando in mano un cesto di pane.

La festa è un’esplosione di devozione e vita di paese che dura tre giorni: luminarie artistiche, fiera, la processione solenne della statua della Vergine con fuochi rionali lungo il percorso, concerto bandistico, i grandi fuochi d’artificio a mezzanotte del lunedì e i “palloni t’a Matonna” — mongolfiere devozionali di carta con preghiere, fatte volare nel cielo notturno dai maestri pallunari parabitani.

La banda musicale Boheme suona in piazza a Parabita durante la festa patronale
La banda musicale Boheme si esibisce in piazza a Parabita
Cupola di luminarie bianche durante la festa patronale di Parabita
La cupola di luminarie bianche nel cuore della festa patronale di Parabita
Dettaglio delle luminarie colorate con decorazioni a stella e spirale a Parabita
Dettaglio delle luminarie artistiche che decorano le strade di Parabita durante la festa patronale

Pitta di patate e sapori dell’entroterra

Se Parabita avesse un piatto-bandiera, sarebbe la pitta di patate: una focaccia rustica in cui due strati di impasto di patate schiacciate racchiudono un ripieno saporito di cipolle, acciughe, capperi, olive nere Cellina di Nardò e pomodori. Era il pasto unico che le donne preparavano per gli uomini nei campi, ed è ancora il protagonista delle sagre di luglio e dei pranzi delle domeniche estive. Si serve tiepida o fredda — perfetta anche da portare in spiaggia.

L’entroterra salentino offre molto altro: le pittule fritte dell’Immacolata, i ciceri e tria di San Giuseppe, la frisella condita con pomodorini e origano, il pasticciotto e il rustico leccese. Parabita è anche terra di olio extravergine (olive Cellina di Nardò e Ogliarola) e vino Negroamaro: nel centro storico esiste persino un Museo del Vino allestito in un palmento di fine Ottocento.

Dettaglio ravvicinato delle decorazioni geometriche delle luminarie di Parabita
L’artigianato delle luminarie salentine nel dettaglio delle decorazioni geometriche

Dove dormire a Parabita: due case, un’unica filosofia

Parabita è la nostra base nell’entroterra salentino. Abbiamo scelto due case nello stesso elegante palazzo novecentesco del centro storico, a pochi minuti a piedi dal castello, dalla Basilica e da tutto ciò che conta. Due personalità diverse, una filosofia comune: farvi sentire a casa nel Salento più autentico.

Casetta Rotulì è l’appartamento pensato per chi viaggia in famiglia o in piccolo gruppo. Tre posti letto (matrimoniale più singolo), cucina attrezzata, spazio all’aperto e culla disponibile su richiesta. Dallo stile tradizionale salentino, con tutto il necessario per un soggiorno rilassato. La sera della processione degli Scazzati, basta uscire dalla porta e seguire il suono della trozzula tra i vicoli.

Casetta Rotulà è al primo piano dello stesso palazzo, ed è l’appartamento per le coppie che cercano qualcosa di speciale. Il suo punto di forza è la terrazza privata: lo spazio perfetto per colazioni lente con vista sui cortili interni, aperitivi al tramonto e cene sotto le stelle del Salento. Camera matrimoniale, cucina e una vista che trasforma ogni momento in un’occasione. Di notte, il silenzio è quello vero — e il cielo è davvero blu.

Da entrambe le casette, Gallipoli e le sue spiagge sono a 15 minuti in auto. Lecce a 40. Il check-in è autonomo h24, il Wi-Fi è incluso, e i parcheggi pubblici gratuiti sono nelle immediate vicinanze. È il punto strategico per esplorare tutto il Salento senza pagare i prezzi della costa.

Parabita come base per esplorare il Salento

La posizione di Parabita è strategica: equidistante da Lecce, Otranto e Santa Maria di Leuca (circa 40 km ciascuna), a soli 12 km da Gallipoli. In 15-20 minuti d’auto si raggiungono le spiagge di Baia Verde, Lido Pizzo, Santa Maria al Bagno e Lido Conchiglie. In meno di 45 minuti Punta Prosciutto e le celebri Pescoluse.

I borghi vicini meritano ciascuno una sosta: Alezio con il parco archeologico messapico, Tuglie con il Museo del Vino, Matino con il centro storico arroccato, Nardò gioiello del barocco, Galatina con gli affreschi giotteschi della Basilica di Santa Caterina. E naturalmente Gallipoli, con il centro storico su isola, le processioni della Settimana Santa e il porto del Canneto.

Come arrivare

In auto: dalla SS101 Lecce-Gallipoli, uscita Gallipoli, poi 12 km verso l’interno. In treno: stazione FSE di Parabita sulla linea Lecce-Gallipoli (circa 1h30 da Lecce). In aereo: Aeroporto di Brindisi a 90 km, circa un’ora in auto. Navette private da 19-40 euro a persona.

Domande frequenti

Quando si svolge la processione degli Scazzati?

Il Venerdì Santo, nel pomeriggio. Nel 2026 cade il 3 aprile.

Quando è la Corsa dei Curraturi?

A mezzogiorno della domenica della Festa della Madonna della Coltura, l’ultimo fine settimana di maggio. Non fa parte della Settimana Santa.

Le casette hanno il parcheggio?

Parcheggi pubblici gratuiti sono disponibili nelle immediate vicinanze. Per chi arriva in auto, non servono strisce blu né garage a pagamento.

Quanto distano le spiagge?

Gallipoli e le spiagge della Baia Verde sono a circa 10-12 km, raggiungibili in 15 minuti. Lido Conchiglie è ancora più vicino.

Si può visitare la Grotta delle Veneri?

Il sito è visitabile su richiesta. Le statuine originali sono al Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA).

Dai un’occhiata alle nostre casette a Parabita: Casetta Rotulì per famiglie e piccoli gruppi, Casetta Rotulà per coppie in cerca di una terrazza sotto le stelle. Ogni dettaglio è pensato per farti sentire a casa, nel Salento che non trovi sulle cartoline.

Per una panoramica completa dei riti pasquali salentini, leggi la nostra guida completa alla Settimana Santa nel Salento. Se vuoi scoprire le processioni di Gallipoli, consulta la guida alla Settimana Santa a Gallipoli 2026.

Statua della Madonna Addolorata con angeli e croce portata in processione nel centro storico di Gallipoli
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Urnia dorata con la statua del Cristo Morto durante la processione del Venerdì Santo a Gallipoli
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